Il sindaco di Varazze risponde ad ENPA e ne chiede le scuse
Il sindaco di Varazze, favorevole a vivisezione e caccia, ritiene di dover ricevere delle scuse da ENPA e animalisti. E noi gli rispondiamo.
by redazionepets | News
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Il sindaco di Varazze ha risposto alle proteste inviate, in massa, da ENPA e animalisti di tutta Italia relativamente alle sue prese di posizione (favorevoli) nei confronti di vivisezione (brr) e caccia (mah). E lo fa con toni che, a qualcuno, faranno senza dubbio storcere il naso.
Scopriamo dunque la presa di posizione del sindaco Delfino (un nome, un paradosso) e controbattiamo argomentando. Perché non c’è bisogno di insultare per difendere una posizione.
“Ai cari amici dell’ENPA di Savona e d’Italia che si sono sguinzagliati alla caccia del sindaco Delfino. Io vi devo assolutamente una risposta, voi mi dovete certamente delle scuse. […]”.
Esordisce così il primo cittadino di Varazze. Che dire, se non che risulta confuso il perché chi non si trova d’accordo con le sue idee dovrebbe porgerli le proprie scuse? Non pare, in effetti, che il sindaco o le “categorie” da lui sostenute si scusino con gli animali che danneggiano o con le persone che offendono con il loro modo di agire.
“Esprimevo un apprezzamento per Federcaccia affinché sia loro consentito di fare il loro mestiere e questo apprezzamento riconfermo oggi, ribadendo che il territorio del mio Comune è quasi completamente inselvatichito…”.
Il territorio del suo Comune è territorio anche delle altre specie che lo abitano da prima che lui venisse eletto e, con tutta probabilità, persino da prima che vi fosse una comunità umana in zona. L’inselvatichimento, comunque, può essere considerato da una diversa prospettiva a seconda dell’osservatore: Delfino lo ritiene causato dalla presenza degli animali, qualcun altro, invece, dall’atteggiamento bestiale e non necessario che gli esseri umani tengono nei loro confronti.
“...e in preda a un gran numero di animali selvatici quali cinghiali e caprioli, che distruggono le poche colture rimaste sino all’interno delle periferie, minacciando l’integrità fisica delle persone, per lo più anziani, che si dedicano all’orto e al giardinaggio e che quotidianamente mi segnalano tale pericolo”.
A parte il fatto che resta da capire come i caprioli possano minacciare gli anziani, va sottolineato che sia questa specie che i cinghiali sono stati volontariamente liberati nelle campagne circostanti qualche decina di anni fa. Per amore degli animali? No. Dovevano riprodursi esclusivamente per poter essere uccisi dai cacciatori.
Dopo oltre vent’anni di caccia continua e intensissima (si pensi al numero di esemplari uccisi ogni giorno), il numero di questi animali non accenna a calare. Risulta dunque evidente il fallimento totale dell’attività venatoria quale “soluzione sostitutiva di Madre Natura” nella regolazione dei “normali cicli naturali”, come molti cacciatori amano far credere. Perché, in effetti, è meno sconveniente ergersi a dispensatore di morte per lo stesso “bene” degli animali che ammettere che si caccia perché si ama uccidere.
Chiarito questo, va aggiunto che gli animali che si spingono fino alle comunità umane lo fanno per motivi che poco hanno a che vedere con il cibo che gli “animalisti” offrono loro: non solo, in effetti, l’uomo non fa che espandersi senza alcun freno, di fatto “rubando” territorio alle altre specie, ma la stessa attività di caccia spinge spesso le prede a fuggire verso aree che, normalmente, non frequenterebbe affatto.
Infine, per proteggere orti e giardini esistono apposite recinzioni a prova di animale. Basta volerle installare.
“Di più: i selvatici scavano, modificando pesantemente l’assetto del territorio, distruggendo muri a secco e deviando solchi e canali di scolo”.
Incredibile pensare ai cinghiali e ai caprioli come animali in grado addirittura di alterare permanentemente l’urbanistica di un paese. In questo senso, evidentemente, sono paragonabili alle ruspe e alle trivelle che l’uomo utilizza ogni giorno, ovunque sul Pianeta, violandolo senza freni. D’altro canto, se i canali che gli animali scavano sono quelli costruiti dall’uomo, che spesso e volentieri non prevedono neppure banali scivoli di risalita per gli animali che vi cadono dentro e che quindi finiscono col morire affogati, ben venga la loro distruzione.
“Sono inoltre ferocemente avverso a quegli animalisti che, pensando di fare cosa buona, vanno contro l’ordine naturale delle cose portando in strada, nei cortili e presso le isole ecologiche cibo per animali alimentando la piaga del randagismo…”.
Signor sindaco: lei non crederà veramente che la piaga del randagismo sia alimentata dagli italiani di buon cuore che non riescono a voltare la testa dall’altra parte davanti ad un animale in difficoltà e che provvedono a nutrirlo?
La piaga del randagismo non è solo alimentata, ma causata dall’inciviltà degli uomini che abbandonano, ignorano e maltrattano i loro compagni a quattro zampe. Invece di puntare il suo dito “ferocemente avverso” all’indirizzo di chi aiuta, potrebbe magari preoccuparsi di arginare gli abbandoni sensibilizzando la popolazione e favorendo le sterilizzazioni e le microchippature. Almeno quello.
“...facendo proliferare animali nocivi quali gabbiani, piccioni e ratti della cui tutela credo e spero nessuno di voi si occupi”.
Purtroppo la sua speranza è mal riposta: gli animalisti veri si preoccupano di tutti gli animali, nessuno escluso, e quindi anche di quelle specie che lei definisce “nocive”. Dei gabbiani e del loro comportamento abbiamo già ampiamente parlato in passato, mentre non c’è nulla da aggiungere a quanto risulta tristemente chiaro dalle sue parole: lei è probabilmente una di quelle persone che auspicano l’estinzione completa di alcune specie animali. Senza sapere, evidentemente, che ciascuna di esse è necessaria e vitale all’ecosistema.
“Animali che, peraltro, si cibano delle uova e delle covate di uccelli che sono ormai quasi del tutto scomparsi dalle nostre campagne come passeri, pettirossi, allodole, pernici, ecc.”.
Sorge spontanea una domanda: la scomparsa di questi volatili potrebbe essere causata dalla presenza di topi e gabbiani (esistenti da sempre) o piuttosto dall’ “infaticabile” azione dei cacciatori, dei cittadini incivili, e delle città che non fanno che inquinare sistematicamente l’ambiente? Ci pensi, sindaco.





